Un’artista di indubbie capacità è il geniale Murakami. A mio avviso. E non solo. Flash Art di questo bimestre gli ha dedicato la copertina ed un ampio articolo interno, lo stesso dicasi per Juliet (solo una pagina però, devo dire con un po’ di interdizione – tra Gea Casolaro e Carlo Condello). Se nessuno ha mai visto i suoi KaiKai e Kiki può dare un occhiata qui (si tratta per lo più di sculture di puazzi ispirati) oppure visionare i ritratti dei due personaggi clikkando qui.
Prende le mosse dalle rappresentazioni manga, ormai un topos affermato della cultura nipponica, e lo traduce in arte, lavorando sull’enfasi e sulla provocazione di quello che è ormai un linguaggio dilagante nella grafica e nella fumettistica. Le figure kawaii costituiscono fonte d’ispirazione anche per molti blogghers che ne utilizzano lo stile per realizzare i propri templates.
Ma Murakami, ha compreso il contenuto dei topos tipici del suo contesto e ne sottolinea la massiccia influenza tra ‘”autismo e infantilismo” .
Una particolare coppia di sculture, che non ho ancora avuto occasione di vedere dal vivo – ma che mi hanno colpito sin dalla prima visione in un catalogo – sono i due personaggi – maschio e femmina – espressione esasperata e ironica delle icone sexy manga. Sulla scia delle molteplici shojo che invadono i fumetti pornografici giapponesi, ha creato la Hiropon in cui “la sessualità otaku è posta sotto assedio. Questa figura intimidisce lo spettatore sia per le proporzioni, che eccedono quelle reali, che per l’esuberanza sessuale. La grande shojio, di più di due metri, nuda, ma riva di connotazioni realistiche – fianchi strettissimi, mancanza di peluria e seni spropositati (tutte caratteristiche confortanti nei piccoli feticci otaku) – si emancipa dal suo piedistallo, lanciandosi in avanti, mentre stringe fra le dita i capezzoli di seni straripanti da un microscopico bikini, ed espelle un coreografico fiotto circolare di latte.”
La controparte maschile alla Hiropon è un Adamo dei nostri tempi, un ragazzino dai capelli alla Cavalieri dello Zodiaco “dalle iridi technicolor” che stringe il suo enorme pene con spavalderia “dalla cui erezione promana un gigantesco lazzo di liquido seminale.” My Lonesome Cowboy di cui potete vedere una versione anche sulla pagina web di FlashArt on-line, che riferisce anche all’articolo citato.
A mia avviso tutto ciò è semplicemente geniale!!!
* Il testo compreso tra virgolette è tratto da un articolo di Chiara Leoni – Flash Art febbraio/marzo 2006, n.256.
