Inaugurata lo scorso 21 novembre, la collettiva di arte contemporanea curata da Anna D’Elia, si protrarrà fino all’11 dicembre 2007.

Il mio ritorno all’arte, si può dire.
Per partecipare a questa mostra infatti ho lavorato alacrementeper tutto ottobre e novembre e il risultato è stato il quadrittico “Gioca con Orny” (infermiera, flower power, playmate, fiori d’arancio) che tenterò di spiegare.
L’idea di partenza era quella di realizzare quattro autoritratti in una posa uguale, ma con accessori diversi che simbolicamente alludessero a dei “ruoli” femminili di sapore rivista al femminile.
L’allusione alla bambola Barbie, inoltre, un fantoccio neutro dai mille volti (ballerina, principessa, dottoressa, infermiera, sportiva, …), mi sembrava un ottimo spunto di riflessione oltre che una soluzione estetica comunque accattivante. Io che gioco con me stessa e con delle identità presunte e fittizie .
Ho dunque scovato un lettering simile a quello utilizzato dalla Mattel e l’ho appiccicato sui quattro disegni, a guisa di “etichetta”, di marchio, equiparandomi ad un prodotto commerciale.Quello che ho potuto osservare nella serata d’inaugurazione, spiando i commenti della gente, è che il messaggio immediatamente leggibile è di tipo ludico; “è un lavoro divertente”. Ma il fatto di non aver utilizzato un registro tendente all’angoscia e alla mortificazione del corpo (strascico della Body-art che ancora pesa sulla trattazione del corpo) non significa che non ci sia una riflessione profonda e soprattutto un risvolto inquietante.
Insomma, la percezione del sè influenzata dai mass media, l’incapacità di crearsi un’identità propria come alienazione ai canoni estetici globalizzati è il mio tema preferito, che a 3 anni dalla tesi di laurea, continuo a portare avanti senza voler per questo rinunciare ad un risultato formale accattivante.
Ci tengo a specificare questo, perchè qualche addetto ai lavori ha storto il naso, relegando il mio lavoro come un gioco al travestimento (per carità l’autocompiacimento in questo senso c’è, ma non è che una delle interpretazioni possibili, nonchè la più banale), neanche tanto iperrealista come resa tecnica.
Qualcun altro tra gli spettatori ha parlato di opera Pop……. (mah!).
Insomma i nostri colti teorici hanno visto una tipa che si diverte a mettersi le orecchie da coniglietta, (almeno nei quadri) e nient’altro. Confido nei giornalisti e ringrazio Grazia De Palma per avermi chiesto i contatti.
Concludo, dicendo che in effetti io sono sempre stata contraria alla spiegazione di un’opera e se lo spettatore non coglie il messaggio che ci si prefiggeva di esprimere, allora come artista bisogna porsi delle serie domande. Ma se qualcuno il messaggio lo riceve, allora mi sento OK, mi sento in pace con me stessa. Si sa che il nostro pubblico è in difficoltà nel “leggere oltre”. E dunque ringrazio Fabio, che come al solito capisce in pieno il mio linguaggio, ed un altro simpatico spettatore che non conoscevo, il quale mi ha risollevato per il solo fatto di avermi stretto la mano e avermi detto “wow, sei tu Orny”.
galleria fotografica serata inaugurale.